La strategia cognitiva del Cremlino sfrutta disinformazione, polarizzazione e sovraccarico informativo per erodere la coesione delle democrazie occidentali. Per rispondere a questa sfida non basta smontare le fake news: occorre costruire una contro-narrativa credibile, radicata nei principi costituzionali di libertà, pluralismo e responsabilità. L’analisi di Alberto Pagani, docente di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna — Esperto di Intelligence e Guerra Cognitiva

L’8 settembre 2026, alla fiera Digital X di Deutsche Telekom a Colonia, Angela Merkel ha commentato il voto in Sassonia-Anhalt, dove l’AfD ha sfiorato il 44% relegando la Cdu al 17%: un risultato definito “semplicemente scioccante”, con “il cuore a pezzi”. Per spiegarlo, l’ex cancelliera — laureata in fisica e dottorata in chimica quantistica — ha citato un esempio preciso: nella regione la disoccupazione è scesa e il benessere è aumentato, ma il candidato di punta dell’AfD ha liquidato il dato con un “può darsi, ma non è quello che si percepisce”. Da lì l’osservazione più ampia: “Il progresso dell’Illuminismo è consistito nel fatto che la collettività fosse in grado di concordare sui fatti”; se ora fossero le emozioni a prendere il sopravvento, sarebbe un regresso per la civiltà.