Esattamente nove anni fa, dopo le elezioni regionali nel Meclemburgo-Pomerania, sull’Unitá Anna Paola Concia analizzava quel voto con parole che potrebbero essere scritte oggi, dopo le regionali in Sassonia-Anhalt. Concia parlava di elezioni dominate dalla «paura», soprattutto dalla paura degli immigrati, che già allora gonfiava le vele dell’AfD.

Eravamo stati avvertiti, dunque. Oggi eccoci qui, quasi un decennio dopo, con l’estrema destra al quarantaquattro per cento, la sinistra frammentata e minoritaria e, soprattutto, con il declino della Democrazia cristiana della Germania, la Cdu, il grande bastione centrista della democrazia tedesca, oggi guidata dal cancelliere Friedrich Merz. È questo, forse, il dato più inquietante: quando si indebolisce il centro democratico, non si apre semplicemente uno spazio politico. Si spalanca un vuoto.

Dunque, era tutto scritto. Il fatto è che nel frattempo sono trascorsi nove anni parlando di una nuova Europa, di nuove regole, di ipotesi su questo e su quello mentre la realtà sociale e politica cambiava sotto i piedi delle classi dirigenti europee. La sinistra tedesca ha pensato troppo a lungo che l’antica alleanza fra socialdemocratici e democristiani, forti entrambi di un passato glorioso, potesse continuare ad assorbire il malessere del popolo.