Ci sono momenti in cui occorre avere gli occhi asciutti: l’Alternative für Deutschland è parecchio lontana dal prendere il potere in Germania. La sua cospicua vittoria nella Sassonia-Anhalt, domenica scorsa, scuote alle fondamenta la politica del Paese ma è molto improbabile che, a livello nazionale, il partito possa avvicinarsi al governo e alla cancelleria, nonostante i sondaggi la fotografino da mesi come il partito con i maggiori consensi. La Germania postbellica, anche dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, è solidamente democratica, una delle democrazie più belle e più efficienti d’Europa: la maggioranza dei tedeschi cresciuti nella libertà e nell’apertura non voterà per il suicidio. Detto questo, lo choc della «AfD sugli scudi» mette sottosopra ottant’anni di stabilità e drammatizza una situazione tedesca già difficilissima sul piano economico e sociale, acutizza il fallimento di un modello. Con pericoli seri dietro la curva, anche per l’intera Europa.
Il dilemma immediato e forse irrisolvibile di fronte ai partiti democratici e soprattutto ai cristianodemocratici dell’Unione Cdu-Csu è se continuare a sostenere il Brandmauer, il cordone sanitario che esclude anche la minima collaborazione con AfD, oppure se moderarlo e indebolire la diga. In un Paese che ha coltivato per decenni il senso di colpa per il nazismo e per l’Olocausto, almeno nell’Ovest, è stato fino ad adesso scontato alzare il muro contro un partito nel quale alcuni esponenti di primo piano apprezzano Hitler e vorrebbero cancellare la memoria degli orrori inflitti al mondo nel secolo scorso. Per anni ha funzionato, oggi non è detto.











