La guerra cognitiva non fa rumore, ma produce effetti concreti quanto un’operazione militare. Russia e Cina manipolano la percezione dei cittadini europei sfruttando reti mediatiche e strumenti digitali. Cosa dice il report Ecfr

L’Europa è già in guerra, e forse non lo sa. O almeno, non se ne rende conto. Sul campo di battaglia della guerra cognitiva non si sente il rumore delle esplosioni dell’artiglieria o il rombare dei motori dei jet, ma nonostante ciò i risultati possono essere altrettanto concreti di quelli di un’operazione militare cinetica. Lo sanno bene attori come Russia e Cina che sfruttano reti criminali e apparati mediatici fedeli (per ideologia o per proprio tornaconto) per alterare la percezione della realtà da parte dei cittadini europei, indebolendo così fiducia e coesione della società civile del Vecchio Continente. E con la diffusione dell’IA, questi processi nocivi possono essere facilmente amplificati a livello esponenziale.

Di fronte a una simile minaccia, l’Europa non può rimanere inerte. Nel loro ultimo report, le firme dell’European Council on Foreign Relations Jonathan Nelson e Alessandro Romero offrono tre suggerimenti agli Stati membri dell’Unione su come modulare i loro sforzi. A cominciare dal fattore tempo. Uno degli elementi strutturali della guerra cognitiva è infatti il controllo della finestra temporale in cui si forma la comprensione pubblica di un evento. Nei casi di incursioni aerea registrati nell’autunno 2025, narrative allineate a Mosca erano già in circolazione entro meno di un’ora dagli avvistamenti di droni e dalle chiusure dello spazio aereo, ben prima ancora che le autorità nazionali o le istituzioni europee avessero emesso dichiarazioni verificate. Così si creava prima incertezza, e poi si riempiva il vuoto attribuendo la responsabilità ai vertici europei e mettendo in discussione la competenza istituzionale nel momento di massima vulnerabilità percettiva del pubblico. Quando la risposta ufficiale arrivava, il “frame interpretativo era già consolidato”, e ogni smentita successiva finiva per essere giudicata alla luce di una baseline narrativa costruita dall’avversario. Finché l’interpretazione pubblica degli eventi rimarrà subordinata ai tempi della classificazione formale degli incidenti, la guerra cognitiva continuerà a vincere nella fase che conta di più.