Per quasi 25 anni Thuc Doan Nguyen-Brophy ha tenuto un video in cassaforte senza il coraggio di guardarlo: temeva di aver ripreso persone intrappolate ai piani più alti del World Trade Center che si gettavano nel vuoto. Oggi scrittrice e saggista per riviste come Vogue e Esquire, l'ex profuga vietnamita ha consegnato di recente al museo dell'11 settembre le immagini che ora sono state digitalizzate: a disposizione del pubblico, in vista del primo quarto di secolo dalle stragi.

Thuc viveva al secondo piano su Canal: quando filmò l'apocalisse che sconvolse il mondo aveva 25 anni e due lavori, 'temp' negli uffici di Manhattan di giorno, gogo dancer nei locali gay la notte. Svegliata da un boato, pensò che un camion avesse urtato l'edificio. Vide la Torre Nord in fiamme e d'istinto cominciò a filmare dalla scala anti-incendio senza sapere che stava documentando la storia. Pensò al set di un film, ma un uomo dal basso gridò che un aereo aveva colpito la Torre Nord. Poi, alle 9:03, davanti al suo obiettivo comparve il secondo aereo che entra nella Torre Sud. Per lei e per il resto del mondo svanisce l'illusione dell'incidente: l'America era sotto attacco.

La sua storia di Nguyen-Brophy diventerà presto un documentario, quei sette minuti un nuovo tassello dei 102 che sconvolsero il mondo: dalle 8:46, quando il volo American Airlines 11 si schiantò contro la Torre Nord, alle 10:28, quando anche quella Torre precipitò su se stessa. In mezzo ci furono un secondo aereo contro la Torre Sud, un terzo contro il Pentagono, un quarto precipitato in Pennsylvania, 2.977 vite perdute tra decisioni di vita o di morte. Scendere o aspettare. Prendere un ascensore o una scala. Tornare a cercare un collega o continuare la fuga.