“L’Europa è ufficialmente fuori dalla crisi dei lanciatori”. Questa la perentoria rassicurazione con cui Josef Aschbacher, direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa), definisce oggi il clima con cui il Vecchio Continente si prepara ad affrontare l’International Space Summit, in programma il 9 e 10 settembre a Parigi, in cui capi di Stato, ministri e stakeholder industriali si riuniranno per dare udienza all’agenzia e delineare concretamente il futuro del comparto spaziale.

La “crisi” a cui si riferisce Aschbacher è il periodo di stallo che aveva temporaneamente privato l’Europa di un accesso autonomo allo Spazio, cessato grazie all’entrata in piena operatività del lanciatore Ariane 6 di Arianespace, nelle configurazioni a due e quattro booster, al ritorno a regime del suo “fratello” italiano Vega-C di Avio e, ultimo ma non meno importante, all’ingresso della startup tedesca Isar Aerospace. Ma non solo: “Abbiamo anche”, prosegue il dg, “altre quattro aziende in lizza per sviluppare vettori riutilizzabili, esattamente ciò di cui l’Europa ha bisogno nel medio e nel lungo termine. È per questo che mi sento di dire che siamo fuori dalla crisi”. Alla luce dei numeri, che fotografano un divario logistico ancora ampio con le altre superpotenze spaziali (nel 2025 gli Stati Uniti hanno effettuato quasi duecento lanci – e hanno appena dichiarato di voler superare i mille entro il 2030 – e la Cina ne ha effettuati 92, a fronte degli 8 europei), l’obiettivo europeo a medio-lungo termine resta quindi quello di investire su vettori ad alto carico e riutilizzabili.