Il vertice internazionale sullo spazio organizzato a Parigi è un’iniziativa che riflette alcune caratteristiche della diplomazia francese. La Francia vanta una lunga tradizione multilaterale ed è contraddistinta dal ruolo predominante del presidente. Inoltre, non va dimenticato come Emmanuel Macron abbia investito nel campo digitale, dall’iniziativa Choose France, per attrarre investimenti tecnologici, fino all’AI Summit di febbraio 2025. Con il suo mix di rappresentanti istituzionali e di decisori privati, lo Space Summit replica per lo spazio una ricetta di successo. L’annuncio di un accordo tra l’azienda degli Emirati Arabi Uniti Marlan Space e la francese Loft Orbital per realizzare una costellazione di 50 satelliti di osservazione, integrando tecnologie di intelligenza artificiale sviluppate dalla francese Mistral AI, fornisce un buon esempio dell’effetto vetrina dell’evento parigino. Mentre la fine del mandato di Emmanuel Macron ne limita le iniziative sul piano interno, sulla scena internazionale questo tipo di evento gli permette di incidere, portando avanti i temi legati alla strategicità delle tecnologie e all’autonomia a livello europeo, concetti che promuove da anni. La tenuta di questo vertice a Parigi offre una tonalità diversa rispetto a quella dei raduni di Bruxelles, come la Conferenza spaziale europea, organizzata ogni anno. A Parigi sono state espresse posizioni europee, ma con un’enfasi sulle dimensioni intergovernative, quasi a ricordare che nei domini strategici sono gli stati membri ad avere la leadership, e non la Commissione.Questo vertice ha anche permesso a Emmanuel Macron di prolungare i dibattiti su come si governano le tecnologie in un contesto transatlantico. L’assenza di SpaceX e Blue Origin, due colossi statunitensi del settore, è servita a entrambe le sponde dell’Atlantico per marcare le differenze in materia di regolamentazione, con l’Amministrazione americana che prosegue la sua opposizione alle volontà regolamentari europee. Tuttavia, dietro questa apparente tensione, va rilevato che l’intero settore spaziale americano era rappresentato a Parigi, dal comparto aziendale fino alle istituzioni. Anche dal lato tedesco, l’assenza di Friedrich Merz, dovuta alle difficoltà politiche interne, è stata molto commentata. Tuttavia, ministri e responsabili tedeschi non si sono lasciati sfuggire il palco parigino.Nel XXI secolo abbiamo assistito a un rilancio delle attività spaziali mondiali, sulla scia del “New Space” americano. In Europa, questa tendenza ha portato sia a una crescita degli investimenti sia a una relativa rinazionalizzazione dello spazio, soprattutto in paesi come Germania e Italia, che in passato avevano fatto ampio affidamento sugli strumenti dell’Esa e della Commissione. Questo aspetto è molto evidente nel campo dei lanciatori: accanto al tradizionale vettore Ariane, frutto di una cooperazione europea a guida francese, abbiamo visto prima emergere il lanciatore italiano Vega, per poi assistere, la scorsa settimana, al primo volo del razzo tedesco Isar Aerospace, un successo che apre la strada ad altri piccoli lanciatori tedeschi, francesi o spagnoli, progetti frutto di logiche nazionali. Anche nel campo satellitare riscontriamo questa tendenza. Il programma Iris 2 per una costellazione satellitare europea per le telecomunicazioni è stato lanciato nel 2022, frutto di una spinta politica della Commissione europea, con Thierry Breton che giustamente ricordava l’allarme sulla potenziale dipendenza dai sistemi statunitensi come Starlink.A Parigi, varie dichiarazioni hanno insistito sul progresso della costellazione, con l’affidamento dei vari contratti industriali, anche alla franco-italiana Thales Alenia Space, che fornirà i payload digitali sicuri. Tuttavia, la Germania ha deciso di investire ingenti risorse nelle tecnologie spaziali, con un budget di 35 miliardi per le capacità dedicate alla difesa, che le permetterà di sviluppare una propria costellazione di comunicazione sicura, SatcomBW4. Ora si cerca di fare in modo che Iris 2 e SatcomBW4 possano lavorare a mutuo beneficio, ma questo doppione indica una netta inflessione della politica tedesca che, anche per affrontare le necessità della trasformazione della sua industria, intende privilegiare sviluppi nazionali. Seppur non foriero di svolte epocali, questo vertice dimostra l’efficacia della diplomazia tecnologica francese : non riesce a governare l’intera Unione ma si posizione come crocevia nella crescita europea, un contesto dinamico che rappresenta un vantaggio in termini di capacità tecnologica e, quindi, di autonomia.
Bilancio del summit sullo spazio di Parigi, fra vecchie sveglie e nuove ambizioni
La tenuta dello Space Summit offre una tonalità diversa rispetto ai raduni di Bruxelles. A Parigi sono state espresse posizioni europee, ma con un’enfasi sulle dimensioni intergovernative, quasi a ricordare che nei domini strategici sono gli stati membri ad avere la leadership, e non la Commissione












