Per festeggiare il suo quarto compleanno, il governo Meloni può vantare fra gli altri un evento davvero iconico in perfetta coincidenza con le celebrazioni baresi. E cioè gli ulteriori 2500 licenziamenti nell’indotto ex Ilva, che si accompagnano al vertiginoso calo del potere d’acquisto dei salari (e ancora devono registrarsi gli effetti delle guerre in corso sui prezzi) e al tragico dilagare di lavoratori assassinati nell’adempimento del loro dovere (altro che “morti bianche”).
Il tutto mentre guerra permanente (oggi a Russia e Iran, domani chissà), disastro climatico e genocidio per mano israeliana (oggi Palestina e Libano, domani chissà) diventano tratti strutturali e immodificabili del declino dell’Occidente capitalista e imperialista.
Giorgia è embedded fino ai capelli in questo trend micidiale. Il suo abile ministro della Difesa e grande lobbista degli armamenti Guido Crosetto ha pensato bene di arruolare come consulente l’ex ministro ucraino Fedorov, ma è tutta l’Europa, con in testa l’agonizzante governo tedesco di Merz, a scegliere riarmo e guerra come propria dimensione esistenziale privilegiata. Zero spaccato sul piano della riconversione energetica e delle relazioni internazionali, dove due nullità assolute come Pichetto Fratin e Tajani svolgono in modo egregio il loro ruolo di finti ministri.















