Se Parigi avesse il mare, dicono i pugliesi, «Sarebbe una piccola Bari». E se Parigi è una festa mobile, nelle parole di Ernest Hemingway. Bari è stata il palcoscenico, ieri, della festa mobile del governo Meloni. È qui che Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia hanno deciso di mettere in scena la celebrazione del quarto anno del loro governo, riunendo i ministri del partito per tracciare il bilancio di quattro anni a Palazzo Chigi. Il governo più longevo della storia italiana. Se sarà stato anche tra i più efficaci, invece, è presto per dirlo. «Siamo a posto con la nostra coscienza, ce la stiamo mettendo tutta. Ci vuole una montagna di coraggio. Non ho mai mollato e non intendo farlo adesso. La stabilità non è stata un peso, ma uno scudo, abbiamo protetto questa nazione», ha affermato la presidente del Consiglio dal palco. Quattro anni sono abbastanza per fare un bilancio. E il bilancio di Giorgia Meloni è in chiaroscuro. Più chiaro che scuro, certo. Bene, ma non benissimo. Per mettere a fuoco ciò che ha funzionato e ciò che invece ha lasciato a desiderare, vale la pena partire dalla valutazione di Carlo Calenda, leader di Azione, e dei centristi.

Le cose positive

Primo: conti e spread. Sul terreno della finanza pubblica il governo ha avuto una condotta più prudente di quanto lasciassero immaginare molte delle promesse della campagna elettorale. I conti hanno tenuto e lo spread non è esploso. È un risultato meno spettacolare di altri, ma tutt’altro che irrilevante: la stabilità finanziaria è una delle poche cose che non si possono raccontare con gli slogan, perché alla fine sono i mercati a presentare il conto.