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Ultimo aggiornamento: 18:26
di Emanuele Rizzo
Il consenso di un governo può crollare su due fronti: dall’esterno se inviso alle consorterie internazionali, dall’interno se nel Paese si muove qualcosa. Il governo Meloni appare solidissimo su entrambi. Se la stima all’estero si spiega con le continue genuflessioni, quel che (non) accade in Italia suona misterioso. Siamo il Paese delle simpatie politiche fugaci, che al nuovo di turno concede percentuali dapprima alte per poi rimangiarsele dopo al massimo mille giorni. Perché Giorgia Meloni tiene? Perché è la versione pop e democristiana di Berlusconi.
Di lui si diceva che in molti lo votassero senza ammetterlo perché poco lusinghiero iscriversi alla schiera di chi sosteneva un personaggio di dubbia moralità e indubbia illegalità. Due i suoi tipici elettori: 1) Quello che gli somigliava ma più in piccolo, che qui per convenzione chiameremo Berlusconino Convinto; 2) Quello titubante, persona perbene democristiana o socialista terrorizzata dalla minaccia russa incarnata da quei bolscevichi di Prodi e Bersani.






