Da venerdì il governo Meloni è il governo repubblicano più longevo della storia. Repubblicano, non ancora repubblichino, con buona pace dei nostalgici. Ma il primato ha comunque fatto partire la stagione dei bilanci, e a chi vuole tenere il conto delle favolose riforme di questi anni, Linkiesta ha già dedicato il suo taccuino e Luigi Di Gregorio ha dato il suo contributo professionale sul Tempo del 3 settembre. Su quelle stesse cifre si può però fare un’operazione complementare: prendere sul serio il lavoro dei commentatori più compiacenti e verificare i loro numeri uno per uno. A cominciare dal più sistematico. Sedici. Tanti sono i numeri record che Di Gregorio mette in fila per dimostrare che la destra sa fare: occupazione ai massimi storici, disoccupazione ai minimi, spread sotto controllo, Borsa mai così in alto, export e turismo da primato, sanità finanziata come non mai, reati e sbarchi in calo. Elencati uno dietro l’altro, fanno una certa impressione.

Che non siamo al cospetto di un cronista qualsiasi lo dice il suo curriculum. Di Gregorio è politologo, ma soprattutto è uno spin doctor: da quasi vent’anni consiglia e costruisce campagne elettorali per il centrodestra, e nel 2024 ha scritto un libro, War Room, sulla comunicazione politica nell’epoca della campagna permanente. Non scrive quindi come chi riferisce i fatti, ma come chi sa esattamente come si confeziona un messaggio efficace. E infatti il suo articolo, più che un bilancio, è un ragionamento su come comunicarlo: la destra «sa fare», titola il quotidiano diretto da Daniele Capezzone, ora deve «farlo sapere». Ed è proprio questo a renderlo interessante oltre il caso singolo: un pezzo così può essere letto come l’anteprima del modo in cui la maggioranza racconterà se stessa nella lunga campagna verso le elezioni del 2027.