In politica, ma non solo, i meriti sopravvivono, o perlomeno dovrebbero sopravvivere, a chi li ha generati. I trionfi di oggi sono inevitabilmente i frutti maturi di un seme piantato oltre trent’anni fa, dopo il rovinoso crollo della Prima Repubblica, con un coraggio e una visione fuori dal comune

L’esecutivo di centrodestra ha ufficialmente raggiunto e superato il record del secondo governo Berlusconi, diventando il governo più longevo della storia dell’Italia repubblicana. Un primato politico di assoluto rilievo, che premia la tenuta della maggioranza e la determinazione dell’attuale leadership. Eppure, nel celebrare questo storico traguardo, la narrazione contemporanea sembra spesso soffrire di una selettiva amnesia. C’è un debito storico e intellettuale da saldare, un merito da riconoscere a chiare lettere: questa formula vincente non è nata per caso dopo le elezioni politiche del 2022, ma è frutto dell’intuizione geniale di un uomo: Silvio Berlusconi.

Se oggi l’Italia è governata da una coalizione di centrodestra solida e strutturata, una parte decisiva del merito va riconosciuta a lui. È stato il Cavaliere, nel fatidico 1994, a costruire un’alleanza che fino a quel momento sembrava pura fantapolitica. Con una mossa audace e visionaria, Berlusconi ha sdoganato la destra italiana, portandola per la prima volta nell’area della piena legittimazione politica e di governo e unendola alle forze moderate, cattoliche, riformiste, liberali e autonomiste.