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Ultimo aggiornamento: 16:11

di Enza Plotino

Meloni, il suo governo e tutta la destra al potere sono vergognosamente consapevoli di poter agire su un elettorato fragilissimo, ottenebrato dalle difficoltà della quotidianità, nel profondo consapevole di essere “intortato” da una maggioranza famelica, ma succube perché impaurito.

Per alcuni decenni, trovare il lavoro significava evitare la povertà. Oggi non è più così. Siamo scivolati verso uno stato di bisogno che si è man mano allargato, coinvolgendo anche i lavoratori a tempo indeterminato. E’ sempre più diffuso il fenomeno del lavoro povero come certifica l’Istat. Il termine che lo identifica è inglese (in italiano spaventa non poco). Sono i working poors ed è la Caritas che ne parla e lo denuncia ad ogni piè sospinto. I dati dell’ultimo rapporto spiegano che un fattore che accomuna la gran parte delle persone “è la fragilità occupazionale”, che si esprime per lo più in condizioni di disoccupazione (48,1%) e di “lavoro povero” (23%). Occupazioni precarie, malpagate e, soprattutto per le donne su cui ricade ancora la maggior parte del lavoro di cura, inconciliabili con gli impegni familiari.