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2 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 17:58

L’Italia fotografata dall’ultimo rapporto Istat sulle condizioni di vita e il reddito delle famiglie nel 2025 è un Paese a due velocità, dove i timidi segnali di ripresa occupazionale si scontrano con una povertà materiale che morde fette sempre più ampie di popolazione. Mentre l’indice generale del rischio di esclusione sociale registra un lieve arretramento, la politica si divide tra la soddisfazione della maggioranza e l’allarme delle opposizioni e dei sindacati, che puntano il dito sulla crescente difficoltà di milioni di cittadini nel far fronte alle necessità più elementari, come affitto e bollette.

I numeri ufficiali indicano che nel 2025 la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è scesa di mezzo punto percentuale, al 22,6% rispetto al 23,1% del 2024, coinvolgendo complessivamente circa 13 milioni e 265mila persone. Tuttavia, se si analizzano le singole componenti dell’indicatore, il quadro che emerge è più complesso. La quota di individui a rischio di povertà monetaria, coloro che vivono in nuclei con un reddito netto inferiore a 13.237 euro, è rimasta sostanzialmente stabile al 18,6% rispetto al 18,9% dell’anno precedente. Il miglioramento complessivo è trainato esclusivamente dal calo di chi vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, che passa dal 9,2% all’8,2% grazie alla crescita dell’occupazione registrata nell’ultimo anno. Il dato più allarmante riguarda però la grave deprivazione materiale e sociale, salita dal 4,6% al 5,2%, coinvolgendo oggi oltre 3 milioni di cittadini. Si tratta di persone che presentano almeno sette dei tredici segnali di disagio individuati dai parametri europei, come l’impossibilità di affrontare spese impreviste, pagare puntualmente l’affitto e le bollette, o permettersi un pasto adeguato e regolari attività di svago.