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14 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 17:36
Negli ultimi dieci anni la povertà assoluta in Italia si è radicata, allargata, strutturata. Le famiglie indigenti sono aumentate del 43,3%, un ritmo preoccupante. Che descrive non una crisi passeggera, ma un processo di sedimentazione: chi entra nella povertà fa sempre più fatica a uscirne, mentre nuove fasce di popolazione vi scivolano dentro. Intanto i patrimoni delle famiglie italiane si distribuiscono in maniera sempre più diseguale, segnando una vera e propria inversione delle fortune tra chi ha poco e chi ha molto. È l’immagine che emerge dal ventinovesimo Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale, intitolato “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità”, che approfondisce i dati Istat diffusi a ottobre.
Nel solo 2024 i Centri di Ascolto Caritas hanno sostenuto 277.775 famiglie, il 3% in più rispetto al 2023 e addirittura +62,6% rispetto al 2014. Non si tratta solo di povertà economica: oltre una famiglia su due porta con sé almeno due forme di disagio contemporaneamente e una su tre arriva a tre o più. Ed è in questo contesto che la povertà diventa, per ammissione della stessa Caritas, un fenomeno “cumulativo e interconnesso”: le persone che chiedono aiuto ai centri spesso sperimentano, accanto alla povertà, mancanza o perdita di un’abitazione, problemi legati alla salute mentale e alle dipendenze, povertà educativa e culturale, perdita di autosufficienza, condizione migratoria irregolare, svantaggi connessi alla ex-detenzione, violenze, abuso e sfruttamento.









