Milano, 3 feb. (askanews) – Nel 2024 in Italia la povertà assoluta ha riguardato il 10,9% delle famiglie e, accanto a questa quota, resta stabile un’area ampia di vulnerabilità che gravita attorno alla soglia: l’8,2% si colloca appena sopra la povertà relativa e circa il 6% appena sotto, per un totale vicino al 20% di famiglie esposte al rischio di cadute improvvise legate a eventi ordinari della vita. Una percentuale sostanzialmente stabile da quindici anni. E’ quanto emerge dal Rapporto “L’Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media”, promosso dall’Alleanza contro la Povertà in Italia e realizzato da un gruppo di studiosi ed esperti di politiche sociali. Il report sarà presentato giovedì 5 febbraio 2026 a Roma, dalle 9.30 alle 13, al Chiostro San Salvatore in Lauro, in via dei Marchegiani 8-13.

Il rapporto descrive un processo di normalizzazione: una parte delle persone a basso reddito lavora, partecipa alla vita sociale e mantiene reti relazionali, ma su basi fragili e instabili, con una riduzione della riconoscibilità pubblica delle nuove povertà. In questo quadro viene segnalato uno scollamento tra inserimento lavorativo e inclusione sociale: nel 2024 oltre il 10% degli occupati è a rischio di povertà, pari a circa 2,3-2,4 milioni di persone, con un valore superiore alla media europea. Il quadro viene collegato al calo dei salari reali, quantificato in -7,5% tra il 2021 e il 2025 e indicato come il dato più marcato tra le principali economie Ocse. L’incidenza viene indicata come particolarmente elevata tra le famiglie con persona di riferimento operaio, al 15,6%, e tra i lavoratori indipendenti più deboli; viene anche segnalato un cambiamento nel profilo di chi chiede aiuto, con una crescita dei lavoratori poveri e una riduzione, in proporzione, dei soggetti completamente esclusi dal mercato del lavoro.