«I dati inchiodano il governo», «Meloni ha voltato le spalle ai poveri», «esecutivo fermo di fronte all’emergenza», «smentito l’ottimismo». Sono solo alcuni degli innumerevoli strali lanciati ieri a raffica dalle opposizioni dopo il rapporto Istat sull’inflazione. Il filo conduttore è in stile “piaghe d’Egitto” e “invasione della cavallette”. Catastrofi e cataclismi in atto, per intendersi.

Vediamo i numeri e cerchiamo di capire se effettivamente siamo tutti con un piede nella fossa. Nel 2025, secondo l’Istat, i prezzi sono cresciuti in media a un passo più deciso di quanto registrato l’anno precedente. I prezzi al consumo hanno segnato una crescita dell'1,5% in accelerazione dall'1% nel 2024. Sull’andamento dell’inflazione media annua pesa la dinamica dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+16,2% da -0,2% del 2024), degli energetici non regolamentati (-3,8% da -11,3%) e quella dei beni alimentari non lavorati (+3,4% da +2,3%). Rallenta, seppure lievemente, l’Inflazione di fondo che nel 2025 si attesta a +1,9% (da +2,0% del 2024). Nel mese di dicembre l’inflazione è salita a +1,2%, tornando al livello di ottobre.

Siamo rovinati? A sentire l’Istat non sembra. L'eredità inflazionistica che il 2026 acquisisce dal 2025, spiega infatti l’Istituto, è nulla. Nel quarto trimestre del 2025 l'Inflazione ha avuto un andamento «meno marcato» rispetto ai primi tre trimestri. Il trascinamento al 2026 per i beni energetici sarebbe negativo (-2,7 per cento), mentre per i beni alimentari è +0,5% e per il carrello della spesa è +0,3%. Il 2025, ha poi precisato l'Istat per i più scettici e i più ostinati a fare i conti con la realtà, è un anno con un'Inflazione nel complesso moderata e stabile.