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19 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:07

Le priorità della premier Giorgia Meloni per il 2026 sono sicurezza e crescita, come ha spiegato durante la conferenza stampa di inizio anno. Disuguaglianza e povertà non sembrano impensierirla. Così si spiegano i tanti interventi a favore di categorie già avvantaggiate e l’assenza di misure contro il lavoro malpagato e precario e il disagio abitativo, l’abolizione dell’unico strumento universale per la lotta all’indigenza, la mancanza di correttivi a un sistema fiscale iniquo che “spreme” più i salari che i profitti. Eppure, come ricorda ancora una volta Oxfam nel rapporto annuale Disuguitalia, la Penisola resta il Paese delle fortune invertite. In cui la ricchezza si concentra sempre di più ai vertici mentre chi è povero non riesce a uscirne perché ha minori opportunità educative, non può contare su reti di protezione in caso di emergenze, ha meno accesso al credito, non può permettersi di dire no a un lavoro purchessia.

Le ultime stime, riferite alla metà del 2025, mostrano squilibri profondi e in crescita. Il 10% più benestante delle famiglie – scrive Oxfam – ha in mano il 59,9% della ricchezza nazionale, la metà più povera si ferma al 7,4%. Tra giugno 2024 e giugno 2025 la ricchezza nazionale è aumentata del 3,6% in termini nominali: da 10.610 a 10.990 miliardi di euro. Ma quasi due terzi dell’incremento sono andati al top 5% delle famiglie, mentre la metà più povera ne ha intercettato appena il 4,6%. I soli 79 miliardari italiani tra novembre ’24 e ’25 si sono arricchiti in termini reali di 54,6 miliardi di euro. Da notare che circa due terzi della loro fortuna deriva da eredità. Solo l’antipasto di quel che succederà nel prossimo decennio, quando passeranno di mano patrimoni per un valore di 2.500 miliardi, rendendo la società italiana sempre più “ereditocratica“, complici tasse di successione quasi inesistenti. Se si allarga lo sguardo, la dinamica è ancora più evidente: negli ultimi 15 anni il 91% della nuova ricchezza è finito al 5% più ricco e solo il 2,7% a chi stava peggio.