A Mosca e a Pechino hanno più di un motivo per brindare alla vittoria dell’Alternative für Deutschland in Sassonia-Anhalt. AfD ha stravinto, e il suo successo colpisce esattamente i due fronti sui quali la Germania, ma in fondo anche l’Europa, si stanno faticosamente risvegliando: la necessità di riorganizzare la difesa europea per ripararsi soprattutto dalla minaccia russa, e quella di ridurre la propria vulnerabilità economica di lungo periodo nei confronti della Cina.
Anche la sinistra rossobruna e sovranista di Sahra Wagenknecht, il BSW, ha superato la soglia di sbarramento del 5 per cento entrando nel parlamento regionale, e da essa potrebbe dipendere l’aritmetica del Land. Due forze antisistema, dunque, una a destra e una a sinistra, escono rafforzate dal voto. La CDU, che governa il Land da oltre vent’anni, ne esce invece travolta.
Negli ultimi due anni molti osservatori avevano guardato alla Germania con un certo sollievo. La reazione alla guerra in Ucraina era parsa incoraggiante su due fronti: la determinazione nel sostenere la resistenza ucraina, rafforzatasi nel passaggio da Scholz a Merz, e il riconoscimento più profondo, incarnato dalla Zeitenwende, la «svolta epocale», che la difesa andava ripensata a fronte del ritorno della guerra in Europa. In un continente lento, diviso e assuefatto alla pace gratuita, il motore economico e industriale dell’Unione sembrava scuoterne il torpore e candidarsi a un ruolo di leadership nella sicurezza europea.












