Sono molte le analisi sul successo dell’estrema destra post-nazista in Germania e in ciascuna di esse si trova una parte della verità. Ma la questione, oggi, non è soltanto capire perché l’AfD abbia vinto. È capire come fermarla. Il passato cui AfD si richiama dovrebbe almeno aiutarci a non ripetere gli stessi errori.
Il partito nazionalsocialista arrivò a governare la Germania dopo un’elezione in cui nel novembre del 1932 aveva conquistato il 33,1 per cento dei voti. Hitler non disponeva della maggioranza e il suo consenso, rispetto alle elezioni precedenti, era persino diminuito. Arrivò ugualmente alla cancelleria perché una parte della destra conservatrice, ostile ai comunisti e alla Repubblica di Weimar, pensò di poterlo incorporare, utilizzare e infine controllare.
Non possiamo sapere, naturalmente, cosa sarebbe successo se il partito della svastica fosse rimasto all’opposizione, ma sappiamo che cosa è avvenuto quando la debolezza dello schieramento democratico di destra si è affidata a un leader populista il cui consenso pareva irrefrenabile. Non fu l’elettorato tedesco a consegnargli la maggioranza assoluta: furono le classi dirigenti conservatrici ad aprirgli la porta del governo.











