Paolo Gentiloni (Getty Images)

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All’armi son fascisti. L’onda nera che si è abbattuta domenica sulla Germania, invece di produrre una seria riflessione sulle cause del successo di Afd, sta spingendo la classe dirigente europea a un arrocco, nella speranza che basti serrare i ranghi ed escludere i nuovi venuti dal circuito democratico per aver risolto la questione.

La miglior sintesi di questo atteggiamento l’ha offerta ieri su Repubblica l’ex commissario Ue ed ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Fin dalle prime righe del suo intervento si capisce dove l’esponente del Partito democratico voglia andare a parare. «Hanno vinto i nostalgici e i filo putiniani». Gridare al pericolo nazista in fondo è la reazione più semplice. Se poi all’accusa di essere i nipotini di Hitler si aggiunge anche quella di essere pure parenti stretti dello zar del Cremlino, il gioco è fatto.

I vincitori rappresentano il Male e dunque gli esponenti del Bene, nella fattispecie i Gentiloni di turno, non possono che combatterli senza alcuna esitazione. L’ex premier non ha dubbi: Afd «è un partito estremista, con un programma che spazia dalla drammatica deportazione degli immigrati alla ridicola cancellazione delle pale eoliche».