Le percentuali da record raggiunte dall’AfD nella famosa elezione in Sassonia-Anhalt potrebbero indurre un pezzo importante della classe dirigente del centrodestra a considerare inevitabile l’avvicinamento alla destra modello Vannacci sulla base di un ragionamento apparentemente lineare ma sostanzialmente fallace. Sintesi brutale: la destra estrema raccoglie consensi, non solo in Germania, e per provare a domarla, e magari per provare ad anestetizzarla, occorre smetterla di fare le fighette, occorre abbracciare i suoi temi, occorre non restare indifferenti alle sue istanze e occorre magari costruire le condizioni per andarsi ad alleare alle prossime elezioni. Se letto invece con uno sguardo meno superficiale, il caso tedesco dovrebbe indicare con una certa semplicità una strada del tutto opposta. Di fronte a una destra estremista che si propone come alternativa non solo per la Germania, Alternative für Deutschland, ma anche come alternativa alla destra modello Meloni, “Alternative zu Meloni”, di fronte a una destra estremista che ha trasformato l’Ucraina in un bersaglio da colpire, mentre la destra italiana ne ha fatto un tratto identitario da difendere. Di fronte a una destra estremista che ha trasformato il putinismo in un tratto identitario da difendere, la destra italiana ne ha fatto un totem da abbattere. Di fronte a una destra estremista che ha fatto dell’europeismo abbracciato anche da Meloni un nemico da rimuovere. Di fronte a tutto questo ci sono ragioni infinite per starne alla larga senza aver paura di perdere consenso. Le ragioni più semplici da capire, da mettere a fuoco, non riguardano solo l’impasto trumpiano e putiniano di cui l’AfD è veicolo ma riguardano un dato di realtà che riguarda l’Italia. Se c’è un paese che ha interesse, anche egoistico e non solo ideale, ad avere un’Europa più generosa con gli investimenti, più solidale sull’immigrazione, più attenta alla creazione di debito pubblico europeo, più desiderosa di utilizzare le leve dell’apertura e non della chiusura quando si parla di mercato globale, quel paese è l’Italia e vedere politici che si rallegrano, in Italia, per l’avanzata dell’AfD ricorda molto la scena dei tacchini che festanti si muovono per partecipare al Giorno del ringraziamento, prima di essere inforchettati.La seconda ragione, banale, ma essenziale, riguarda un altro dato di realtà che non dovrebbe sfuggire e quel dato ha a che fare con una caratteristica che Meloni ha e che potrebbe sfruttare a suo vantaggio in campagna elettorale: essere una destra in formato tenda, non più underdog ma non ancora di establishment, capace cioè di offrire qualche ragione per ingolosire sia la destra moderata sia quella meno moderata e in grado dunque di sedurre l’elettore più a disagio con la destra d’establishment. La right nation di Meloni è diversa da quella immaginata nel 2004 nel famoso libro di John Micklethwait e Adrian Wooldridge ma è una destra in grado di farsi concava e convessa, che potrebbe tentare senza traumi eccessivi di non guardare i sondaggi per costruire le prossime alleanze. In che senso? Facile. Alessandra Ghisleri, ieri, durante un convegno organizzato da Confartigianato, ha presentato un sondaggio interessante, che ricorda una verità spesso rimossa: un centrodestra senza l’Alternative für Putin di Roberto Vannacci ha più o meno gli stessi voti percentuali del centrosinistra (42,3 per cento, contro il 43 per cento) e, se la norma introdotta alla Camera nella legge elettorale, che esclude dal conto della coalizione i voti delle liste sotto il tre per cento, fatta salva la migliore tra quelle sotto soglia, dovesse essere confermata insieme con la nuova legge elettorale, il centrodestra, pur avendo una percentuale più bassa, potrebbe ottenere il premio di maggioranza e vincere le elezioni senza Vannacci (216 deputati e 107 senatori, senza bisogno dei 24 deputati e 12 senatori di Vannacci).La right nation di Meloni, concava e convessa, non underdog ma neanche di establishment, avrebbe poi una ragione in più per non costruire la coalizione guardando i sondaggi: quale che sia la percentuale che ha oggi il centrodestra, a quella percentuale non può non essere aggiunto un fattore importante, non monitorato oggi dalle rilevazioni, che si chiama voto utile, che può spingere gli elettori di destra, tentati dall’Alternative für Putin, a comprendere alle urne che votare troppo a destra rischia di essere il modo migliore per portare la sinistra al governo. A osservarlo con superficialità, il risultato dell’AfD potrebbe suggerire alla destra di rassegnarsi all’idea di dover andare ancora più a destra per non perdere le elezioni. A osservarlo con meno superficialità, il risultato dell’AfD ricorda che se c’è un paese che può sperare di avere un modello alternativo al metodo AfD quel paese è l’Italia. Un paese che sa che dire meno Europa sull’immigrazione significa avere meno solidarietà, che sa che dire meno Europa in economia significa dire meno investimenti e che forse può capire senza grandi difficoltà che tra avere una destra alternativa a quelle europee, alternativa al modello Merz e al modello AfD, e avere una destra in cerca di un’Alternative für Putin non dovrebbe esserci gara.