Il trionfo annunciato di AfD in Sassonia è solo l'ultimo degli shock europei, che si sono susseguiti senza soluzione di continuità da quel tragico 11 settembre 2001, data spartiacque che ha chiuso un mondo e ne ha aperto un altro dai confini ancora imperscrutabili. Tra crisi dettata dagli attentati terroristi, miscelata in modo propagandistico e tendenzioso alla crisi migranti che sarebbe emersa pochi anni dopo a seguito delle primavere arabe, ben presto tramutatesi in un freddo inverno, (copyright Raphael Israeli), la tappa decisiva appare ai miei occhi il 2008-11, con la crisi innescata dai mutui subprime americani e importata in Europa sotto forma di crisi dei debiti sovrani.

Ai toni da scontro di civiltà, il populismo di destra dei Salvini, Le Pen, Strache, Alba dorata, quello degli avventurieri di sinistra Tzipras e Varoufakis, e l’ultimo di nuove formazioni sul crinale rossobruno come il M5S in Italia, ha affiancato una retorica antieuropea fondata sul ritorno dei peggiori stereotipi, con le formiche del Nord contrapposte alle cicale del Sud. Una retorica non di rado sfociata in vere e proprie campagne germanofobiche da una parte (qualche illustre figura non ebbe vergogna a parlare di quarto Reich, evocando la memoria nazista per un caso di bilancio economico) e anti-italiane dall’altra.