di Giovanni Muraca
Il Land della Sassonia-Anhalt è tornato al voto il 6 settembre. Ciò che si annunciava prima che aprissero le urne si è materializzato: AfD è il primo partito e rottama i partiti di governo. Il risultato è stato schiacciante per il partito di Alice Weidel: porta a casa il 44,5% dei voti seguito dalla CDU (partito del Cancelliere in carica – Merz) con un 18%. Completa il podio Die Linke (la sinistra) che arriva al 9. Se da una parte lo scrutinio è stato vincente per Alternative für Deutschland, non è stato così per il partito guidato dall’attuale Cancelliere Merz, la CDU, che in questa tornata elettorale locale è caduto in picchiata perdendo il 18% dei consensi. Stessa cosa per l’SPD che si piazza poco dopo i Verdi.
Se si analizzano bene i dati, emerge qualcosa di più singolare. Oltre al fatto che AfD continui a crescere nella vecchia Germania dell’Est (la DDR fino al 1989 sotto dominio dell’ Unione Sovietica considerata – allora e oggi – la parte più povera delle due Germanie), si delinea una situazione che trovo molto più complessa di quanto ci si poteva aspettare. Non tanto per il risultato annunciato (Afd fu primo partito anche nelle ultime elezioni del 2024 in Turingia), quanto per il tipo di elettorato che ha posto la crocetta sulla formazione di estrema destra. Una “generazione Z” che ha costituito una fetta consistente della vittoria assieme a quella degli operai (in percentuali molto alte), di imprenditori, impiegati e ai pensionati (a pari merito con la CDU).












