A febbraio dell’anno scorso il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha partecipato alla conferenza sulla sicurezza di Monaco rivolgendo un messaggio agli europei: “La minaccia che mi inquieta di più rispetto all’Europa non è la Russia e non è nemmeno la Cina. Non è nessun attore esterno. Ciò che mi preoccupa è la minaccia interna: l’allontanamento dell’Europa da alcuni valori fondamentali condivisi con gli Stati Uniti”.
Per dimostrare che faceva sul serio, Vance si era rifiutato d’incontrare il cancelliere socialdemocratico dell’epoca, Olaf Scholz, preferendo intrattenersi con Alice Weidel, copresidente del partito di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd).
Diciotto mesi dopo, la scommessa del vicepresidente statunitense sull’Afd si è rivelata vincente, con il trionfo del partito nel land della Sassonia-Anhalt. Il primo a complimentarsi con l’Afd è stato Elon Musk, che non si è certo risparmiato per sostenere il partito. “Well done”, ben fatto, ha scritto Musk sul suo social media X.
Oggi l’Afd si trova al crocevia tra il trumpismo e l’influenza russa (molto forte), dunque incarna una sfida enorme per l’Europa.
La sfida è quella di dover affrontare l’ostilità di due potenze che hanno una forte presa sul vecchio continente: quella della Russia, attraverso una guerra ibrida che fa pagare agli europei il sostegno all’Ucraina; e quella dell’amministrazione Trump, che per ideologia e per interesse cerca d’indebolire un’Europa che regola la tecnologia (per esempio multando le aziende di Musk).










