Tra i governi coinvolti nell'iniziativa non c'è quello italiano. La spiegazione di Tajani: «Decisioni come questa vanno prese dall'Unione europea»

Il governo britannico e altri undici Paesi hanno annunciato il divieto delle importazioni di merci prodotte negli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. L’annuncio è arrivato con una dichiarazione congiunta diffusa dai ministri degli Esteri di Regno Unito, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia. «Le azioni del governo israeliano in Cisgiordania», si legge nel documento, «stanno compromettendo la possibilità di una soluzione a due Stati».

Da qui, dunque, la decisione dei 12 governi di «intervenire per prevenire ulteriori danni». Annunciando lo stop all’interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani, il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband ha accusato Israele di «chiudere gli occhi» rispetto alla «pulizia etnica» in corso in Cisgiordania. All’iniziativa non partecipa il governo italiano, che pure negli ultimi mesi aveva aderito ad alcune proteste formali nei confronti di Israele per le azioni dei coloni nei territori palestinesi occupati.