Sono dodici i Paesi che hanno deciso di condannare le colonie illegali di Israele in Cisgiordania, impegnandosi a porre fine a ogni forma di commercio con gli insediamenti situati nei Territori palestinesi occupati. L'iniziativa congiunta, che coinvolge tra gli altri Regno Unito, Francia, Canada, Spagna, Norvegia e Svezia, è stata accompagnata da prese di posizione molto nette. Il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, intervenendo alla Camera dei Comuni, ha accusato Israele di “chiudere gli occhi” di fronte a una “pulizia etnica” in corso, definendo gli insediamenti entità “illegali” secondo il diritto internazionale. Miliband ha precisato che la misura non rappresenta un boicottaggio contro Israele in quanto Stato, riconoscendone il diritto alla difesa, ma ha duramente condannato il “terrorismo dei coloni” e l'espansione del controverso progetto abitativo E1. Sulla stessa linea il capo della diplomazia francese, Jean-Noel Barrot, il quale ha avvertito che la Cisgiordania è “sull'orlo dell’esplosione” a causa della colonizzazione e delle violenze degli estremisti, fattori che compromettono la soluzione dei due Stati e minacciano la sicurezza dell'intera regione. La mossa ha incassato l'appoggio della Commissione Europea, che tramite un portavoce ha ribadito l'illegalità degli insediamenti.