Roma, 8 set. (askanews) – Il Regno Unito ha dato il via. La Francia e altri dieci Paesi hanno deciso di unirsi. La decisione di imporre restrizioni al commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania ha l’obiettivo di lanciare un segnale a Israele: i coloni violenti hanno superato la linea rossa, mettendo a rischio anche la possibile soluzione dei ‘due popoli, due Stati’. Restano in disparte gli Stati Uniti: ‘Ovviamente non faremo quello che ha fatto il Regno Unito’, ha precisato il segretario di Stato Marco Rubio, confermando la stretta alleanza tra i due Paesi.

La frattura diplomatica si è consumata dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, che ha definito ‘illegale’ l’occupazione israeliana della Cisgiordania e ha fatto ricorso al termine ‘pulizia etnica’ per descrivere quanto sta accadendo nei territori palestinesi occupati. Sul fronte di Gaza, Miliband ha inoltre parlato di ‘prove sempre più numerose’ della possibile commissione di crimini di guerra da parte delle forze israeliane. Parole che hanno provocato la dura reazione di Israele: il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha risposto annunciando una serie di misure di ritorsione contro Londra, a partire dalla chiusura del Consolato britannico a Gerusalemme.