Roma, 8 settembre 2026 – Stop all’importazione di merci prodotte negli insediamenti israeliani in Cisgiordania e sanzioni a carico di Tel Aviv. Le sanzioni arrivano da 12 Paesi europei ed extra Ue – tra cui Francia, Regno Unito e Canada, ma non l’Italia – come segno di protesta contro le violenze commesse dai coloni ai danni dei palestinesi e contro l'espansione degli insediamenti illegali. Immediata la reazione di Tel Aviv, che ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme; l'espulsione dei rappresentanti del Regno Unito nel centro di coordinamento del Board of Peace a Kiryat Gat e della forza 'British support team' a Ramallah, che addestra forze dell'Autorità palestinese; il divieto di ingresso di 12 funzionari di Londra "attivi nel boicottaggio e nella delegittimazione contro Israele".

L'Italia però prende le distanze dall'iniziativa di Londra: “Le decisioni devono essere sempre prese a livello europeo”, dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani. E su X il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte chiede alla maggioranza di “recuperare quantomeno un briciolo di dignità e approvare il progetto di legge per procedere con le sanzioni depositato con gli altri leader dell'opposizione in Parlamento”.