Comincia con un filmato televisivo degli anni settanta in cui gli intervistati descrivono le femministe come donne pericolose, aggressive ed estremiste. Si chiude con la telecamera che si gira e inquadra chi di solito è fuori campo, cioè la regista Francesca Archibugi, che per un attimo si mostra agli occhi degli spettatori, lasciando intravedere qualcosa di sé.

Archibugi, che ha conosciuto personalmente Carla Lonzi, nel suo Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo presentato il 6 settembre alle Giornate degli autori dell’83ª mostra del cinema di Venezia, decide di ricostruire la vita e le opere di una delle più importanti femministe italiane a partire dalle testimonianze delle persone che l’hanno conosciuta e poi attingendo dall’immenso e prezioso archivio dell’intellettuale, che ha sempre tenuto un diario e che ha registrato con delle audiocassette alcune delle conversazioni più importanti della sua vita, come la crisi del rapporto con il compagno Pietro Consagra.

Archibugi è la compagna di Battista Lena, l’unico figlio di Lonzi. Ed è proprio Lena, autore anche delle musiche originali del documentario, a condurre insieme alla regista questa ricerca che svela la complessità e le contraddizioni di un’intellettuale lontana dal santino della teorica monolitica che in qualche caso le è stato cucito addosso.