VENEZIA – Alla Mostra di quest’anno, c’è un film che si misura realmente con l’eredità del femminismo italiano: Carla Lonzi – Dentro e fuori dal mondo, il documentario di Francesca Archibugi presentato alle Giornate degli Autori. Il film racconta una delle figure più radicali e più a lungo rimosse della cultura del secondo Novecento: critica d’arte, filosofa, fondatrice insieme a Carla Accardi ed Elvira Banotti di Rivolta Femminile. Ma è utile partire da un dettaglio che rischia di passare inosservato: Archibugi non comincia dal femminismo. Comincia dall’infanzia.
Da bambina Lonzi passa tre anni, dai nove anni, in collegio a Badia a Ripoli, per poi tornare in famiglia a Radda in Chianti, dove i genitori si erano trasferiti per sfuggire ai bombardamenti su Firenze. Il rapporto con il padre è già teso in quegli anni, e si complica ulteriormente durante il periodo universitario: sono gli anni in cui Lonzi si forma, studia storia dell’arte, comincia a muoversi negli ambienti artistici fiorentini e poi romani che segneranno la sua carriera di critica. Archibugi si prende il tempo di raccontare questo prima di arrivare al nodo teorico ed è qui, in quel passaggio dalla vita alla scrittura, che la teoria arriva.









