“I pensieri sono come nuvole che passano davanti alla finestra, puoi tirare le tende e non guardarli” dice la protagonista di Woman Unknown, unico film in concorso di una regista donna (la danese/egiziana May El-Toukhy, la cui unicità è al centro di legittima polemica in questa Mostra 83, con ventagli fucsia con l’hastag #solouna).
La donna della storia (straordinaria interpretazione della trentenne Mathilde Arcel) si sforza in ogni modo di tenere chiuse le tende, ma pensieri e preoccupazioni ne ha moltissimi.
Viene da un passato “unknown”, non pervenuto.
Segreto, incoglibile per lei stessa, il suo passato individuale coincide con quello della Danimarca traumatizzata dal nazismo nel mentre si aprono squarci di una Resistenza liberatrice quanto indurita da accanito denunciare i delatori.
Lo ieri di questa donna, il suo prima, determina la trama e pesa sulla sua personalità foggiandone reticenze e distorsioni. È un alone incerto, quel “prima”, opaco per scelta narrativa, e che sul personaggio imprime un segno rovinoso come può esserlo ciò che non si affronta.











