All’83ma Mostra del Cinema di Venezia si è tornati a parlare di guerra con Woman unknown di May el-Toukhy, unica donna in Concorso (cosa che aveva fatto scatenare il caso all’apertura della Mostra).
Questa volta siamo in Danimarca, la Seconda guerra mondiale è appena finita ma una guerra, più intima e personale, si sta svolgendo su un altro campo di battaglia, il corpo di una donna. Che è quello della protagonista, una bambinaia che si prepara a sposare il vedovo per cui lavora, ma che nasconde un segreto, legato ancora al suo corpo, diventato mezzo di sopravvivenza ma anche condanna. A interpretare la protagonista di questa storia una bravissima Mathilde Arcel, risulta finora la prova attoriale femminile più convincente.
Di altre battaglie, quella per un posto di lavoro come quella di tenere in piedi un matrimonio, parla Possible love di Lee Chang-dong, presentato in Concorso, è un film che ha bisogno di sedimentare, e più sedimenta più emergono piccoli sussurrati dettagli che ne costruiscono la grandezza.
Il regista coreano (Burning - l’amore brucia, Oasis) sa raccontare bene la commedia umana del proprio Paese: le ombre, le pruderie di personaggi apparentemente addomesticati dalla cultura tradizionale, che con l’aiuto di un po’ di Soju e un Karaoke riescono a innescare un liberatorio cortocircuito.











