Il 9 settembre la Commissione europea presenta una legge che consente ai comuni di limitare gli affitti turistici dove le case costano troppo rispetto agli stipendi. Come funziona, e che cosa dicono i numeri delle città che ci hanno già provato

Otto è il numero che nei prossimi mesi stabilirà quali città europee avranno il potere di limitare gli affitti brevi. Rappresenta una soglia economica precisa: misura quanti anni dello stipendio medio di chi ci vive servirebbero per comprare una casa in quel territorio. Se ne servono più di otto, la zona viene dichiarata ufficialmente “a stress abitativo”, definizione contenuta nell’Affordable Housing Act, il regolamento che la Commissione europea presenterà il 9 settembre, che dovrà comunque essere approvato. L’idea di fondo sembra semplice: offrire una cornice giuridica che permetta a sindaci e regioni di intervenire senza vedersi bocciare i regolamenti dai tribunali, come è successo più volte in questi anni.

Affitti brevi, la stretta europea: cosa potranno fare i comuni

Qualche informazione su cosa conterrà il documento è già circolata: la prima è che, nelle aree riconosciute sotto stress, le autorità locali potranno limitare le locazioni brevi negli immobili che non siano l’abitazione principale di chi affitta. Altre regole riguarderebbero il tetto al numero massimo di notti all’anno, il contingentamento delle nuove autorizzazioni e, nei casi più gravi, lo stop a nuove aperture.