Per frenare la proliferazione degli affitti brevi nei centri storici, i Comuni europei dovranno superare un test economico e matematico in tre fasi firmato da Bruxelles. Il parametro chiave? Dimostrare che nella propria città il prezzo medio delle case sia pari o superiore a 8 volte il reddito medio disponibile delle famiglie, che questo valore sia cresciuto negli ultimi dieci anni e che la tensione abitativa non sia destinata ad allentarsi nei tre anni successivi. Ma non si tratta solo di affitti brevi: i sindaci potranno persino porre un freno all'acquisto di immobili non destinati ad abitazione principale.

Sono le principali novità contenute nella bozza dell’Affordable Housing Act, il regolamento alla base del piano europeo per la casa che la Commissione guidata da Ursula von der Leyen, attraverso il commissario Dan Jørgensen, si appresta a presentare la prossima settimana. La proposta, visionata da ItaliaOggi, dovrà poi affrontare il lungo e complesso iter legislativo tra Parlamento europeo e Consiglio prima di diventare legge dell’Unione.

I paletti europei per bilanciare il mercato unico

L'obiettivo dell'esecutivo comunitario non è sostituirsi alle competenze dei singoli Paesi o degli enti locali. Piuttosto, la Commissione intende perimetrare un quadro legale a livello Ue fondato sull'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue), l’articolo che consente di ravvicinare le legislazioni nazionali per il funzionamento del mercato interno. Il provvedimento mira così a blindare le delibere comunali e i regolamenti taglia-affitti brevi contro la raffica di ricorsi dinanzi alla Corte di Giustizia Ue, a detta della Commissione europea, definendo a quali condizioni una stretta sulle locazioni brevi possa considerarsi compatibile con il mercato unico.