Domani la Commissione europea presenterà la bozza di nuovo regolamento sull’accessibilità della casa. La diagnosi dei tecnici di Bruxelles è lunga e complessa, ma la soluzione, a loro avviso, è semplice: consegnare ai Comuni un bazooka per polverizzare gli affitti brevi. Sembra un’esagerazione? Giudicate voi. L’articolo 6 della bozza di regolamento introduce una misura dello «stress abitativo» delle diverse zone urbane, sulla base di tre criteri principali: se il valore del rapporto tra i prezzi immobiliari e il reddito mediano è superiore a otto volte, se è cresciuto nel tempo e se è improbabile che diminuisca nel successivo triennio alla luce delle dinamiche demografiche e dell’andamento dell’offerta e della domanda di abitazioni.
Se questi criteri sono rispettati e se le autorità competenti dimostrano che il fenomeno degli affitti brevi vi contribuisce, allora possono scattare misure draconiane, che vanno dal divieto di affitti brevi fino al divieto di vendita degli immobili esistenti per usi diversi dalla prima casa. L’unica eccezione sarebbe rappresentata proprio dalla prima casa: ai residenti, bontà loro, sarà consentito di cedere in locazione l’unità abitativa per brevi periodi di tempo.










