BRUXELLES. Si preannuncia difficile l’iter di approvazione del regolamento proposto dalla Commissione europea per affrontare la crisi abitativa, soprattutto nelle grandi città. Il collegio dei commissari ha adottato ieri un testo con alcune modifiche rispetto alla bozza circolata nei giorni scorsi, proprio per andare incontro alle numerose critiche ricevute. Ma le resistenze alle nuove norme – che puntano ad aumentare la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili attraverso una stretta agli affitti brevi e alle seconde case sfitte – restano forti. L’ipotesi di introdurre limiti per le locazioni turistiche o persino alla compravendita di immobili che non sono destinati a residenza principale ha fatto scattare diversi campanelli d’allarme. Ribera: “Ue non impone obblighi” La vicepresidente esecutiva, Teresa Ribera, ha cercato di spegnerli, dicendo che «l’Ue non sta imponendo alcun obbligo», ma che «l’Affordable Housing Act» serve solo per «fornire una cornice giuridica» agli amministratori locali per affrontare il problema. Le politiche abitative restano di competenza nazionale e locale, ma la Commissione ha deciso di intervenire con un provvedimento europeo per diverse ragioni.

Prima di tutto perché «la crisi abitativa riduce la competitività in quanto limita la mobilità di lavoratori e studenti». Dopodiché, le mosse in ordine sparso degli enti locali rischiano di compromettere il funzionamento del mercato interno. Il quadro normativo Inoltre, il quadro normativo europeo serve da un lato per «coprire» quei sindaci, mettendoli al riparo da eventuali ricorsi, ma dall’altro punta a tutelare le stesse piattaforme fissando così dei limiti e delle condizioni chiare per i divieti che dovranno essere «mirati, proporzionati e basati su prove oggettive». In sostanza, il regolamento consentirà agli enti locali di adottare divieti per quelle zone delle città che sono soggette a «stress abitativo». Per definire queste zone, verrà utilizzata una metodologia comune, ma si terrà conto anche delle peculiarità territoriali. Gli enti locali dovranno dimostrare il rapporto tra il prezzo medio di transazione di un’abitazione e il reddito disponibile mediano dei residenti è pari o superiore a otto. I paletti Non solo: dovranno anche provare che tale rapporto è aumentato negli ultimi dieci anni (se il rapporto è già superiore a 10, il trend non è necessario). Servirà poi un’analisi locale più dettagliata per tenere conto delle dinamiche demografiche, degli squilibri tra domanda e offerta e della concentrazione di affitti brevi.