Che sapore ha il primo raccolto dei film italiani alla Mostra? Che in tutto sono parecchi (in linea con l'anno scorso): cinque di finzione in concorso, che diventano una ventina, tra fiction e documentario, se si includono le varie sezioni parallele. E cosa ci dice della salute del nostro cinema, l'assaggio delle prime quattro pietanze del buffet?
Intanto, come già accennato nel primo dispaccio veneziano, imbottire di film locali un grande festival internazionale è un altro modo per sopperire alla fuga degli americani. D'altronde è anche sano che queste vetrine espongano prodotti a chilometri zero. Cannes ha percentuali simili, seppur da decenni il cinema francese è ben più vitale del nostro – e infatti pure quest'anno porta diversi film a Venezia, mentre sulla Croisette l'Italia era assente.
Tra le tendenze già chiare prima della visione, si intuisce una corsa all'adattamento letterario – le cosiddette IP (proprietà intellettuali), direbbero a Hollywood: una spinta fortissima nel mercato audiovisivo globale degli ultimi anni, ma forse mai così spiccata tra gli autori italiani. Provengono da libri La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, Scherzetto di Mario Martone e anche Succederà questa notte di Nanni Moretti, che torna ad adattare l'israeliano Eshkol Nevo dopo il deludente Tre piani (ne parliamo nel prossimo dispaccio). Tra gli stranieri quest'anno al Lido, a occhio solo Hirokazu Koreeda ha tratto Look Back da un manga e Danny Boyle il riuscito Ink da una pièce teatrale.










