Doppiata la classica boa di metà festival, diamo un'occhiata ai film italiani fuori Concorso a Venezia perché come spesso succede è lì che si nascondono le nuove idee e i nuovi talenti. E soprattutto quella libertà d'azione e di invenzione che tanto spesso sembra una chimera nei film diciamo produttivamente più importanti.Il primo da segnalare - con forza - è “Il massacro” di Cosimo Messeri. Che si è visto alle Giornate degli Autori e non è un horror, come potrebbe sembrare dal titolo, ma una specie di diario (collettivo) in pubblico nonché un film veramente d'autore come non se ne fanno quasi più, soprattutto in Italia. Non solo perché Messeri, figlio del Marco Messeri visto in tanti film di Moretti e Mazzacurati, è anche protagonista, autore delle musiche e co-produttore. Ma perché racconta una storia molto personale con linguaggio libero e brillante quanto diretto e comunicativo. Incrociando due piste narrative larghe come autostrade che una volta unite generano arabeschi imprevedibili e affascinanti.La prima pista è la frustrazione dell'autore. Dopo un documentario e un film di finzione, realizzati ormai parecchi anni fa, Messeri (che è stato aiuto di Nanni Moretti e qua e là si sente) vede infatti regolarmente arenarsi per le più varie ma oscure ragioni tutti i suoi progetti di film. Essendo atletico e di bell'aspetto (una specie di giovane Domenico Modugno), Cosimo non si perde d'animo e continua a scrivere, discutere, lavorare, senza smettere di allenarsi in casa o di girovagare in bici per Roma, altra protagonista di questo film girato in bianco e nero, non per vezzo ma per costruire uno spazio che è anche interiore.Quando proprio è disperato, perché ormai tutti i suoi amici sono sposati, Messeri straparla - da solo - con i genitori lontani. Ma è disposto a tutto pur di resistere alla moda devastante dei social. Tutti i social... tranne una celebre app di incontri sentimentali. Ed ecco la seconda pista.Visti i molti incontri accumulati negli anni grazie alla famosa app, suggerisce un amico produttore, il regista disoccupato potrebbe andare a cercare tutte quelle signore e magari intervistarle in video. Poi si vedrà cosa farne... E così, convinto un giovane operatore riluttante con la promessa di fare un film di fantascienza (!), inizia a prendere forma il film che stiamo vedendo. Lieve e inesorabile. Le interessate infatti sono tante, anche se non tutte disponibili, ma le domande, e le risposte inattese, perfino di più. Che fine avranno fatto, cosa avranno pensato della loro relazione, cosa pensano del mondo, cosa hanno da dire oggi a Cosimo - e a noi - quelle avventure talvolta passeggere e altre assai meno?A dirla così può sembrare un trucchetto facile o magari ammiccante. Tutt'altro. “Il massacro” non è il catalogo di un dongiovanni e soprattutto non ha nulla di narcisistico o autocelebrativo. Semmai è il diario di una depressione che il regista e protagonista affronta tornando sui propri passi, rivisitando un passato ora fuggitivo ora tenace attraverso il confronto con tutte quelle donne conosciute online - e come è facile immaginare molto, ma proprio molto diverse tra loro (c'è perfino una sua ex babysitter, che cortesemente declina). Così diverse che finiscono per formare un cast da sogno e in qualche modo felliniano, anche se è un Fellini rivisto attraverso le nevrosi di un presente sempre più sfuggente. Che Messeri esplora con una leggerezza e un'acutezza rare, soprattutto oggi. Aspettando di vederlo in sala, “Il massacro” si è visto assegnare a Venezia il Premio Siae per il talento creativo. Una scelta perfetta.
"Il massacro" perfetto di Messeri: a Venezia il vero cinema d'autore si nasconde fuori Concorso - La recensione
Visto alle Giornate degli Autori, il film di Cosimo Messeri intreccia la frustrazione di un regista disoccupato con le interviste alle donne conosciute su un'ap













