Il regista presenta alle Giornate degli autori 'Il Massacro': "Il fallimento è un tabù, oggi tutti devono mimare successo. Parlare dell’insuccesso è proibito, quindi ho voluto farlo"
09 settembre 2026 | 17.35
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Dopo dieci anni, Cosimo Messeri torna al cinema: "Ora ci ho fatto pace". Un volto da cinema d'altri tempi, attraversato però da una visione contemporanea che non assomiglia a nessun’altra. Nel panorama di oggi, dove molte voci sembrano inseguire la stessa forma, Messeri arriva alle Giornate degli Autori - la kermesse parallela alla Mostra del Cinema di Venezia - come un corpo estraneo e necessario: uno che non si adegua, uno che non si ripete, uno che porta con sé la memoria del cinema che lo ha cresciuto e la lucidità di quello che vorrebbe costruire. Presenta 'Il Massacro', da lui scritto, diretto e interpretato. No, non è un film dell'orrore. Ma una sorta di diario segreto (ma collettivo) ma anche una resa dei conti, finita con la pace, dopo 10 anni "forzati" lontano dalla macchina da presa: "Non è dipeso da me", racconta Messeri all'Adnkronos. "Non avevo nessun blocco creativo: il blocco era davanti a me". Dopo l'ultimo film 'Metti una notte' (2017) - suo primo film di finzione - ogni sceneggiatura proposta sembrava sbattere contro muri sempre più alti. "Succede a tanti che provano a fare un cinema un po' diverso dalla norma. Non migliore, ma diverso. E per questo non ti vuole nessuno". Messeri - premiato al Lido con il 'Premio al talento creativo' della Siae ("una vampata di calore") - parla di quei dieci anni come di una lunga serie di lutti: progetti naufragati, uno addirittura a un mese dalle riprese. "Un film è una parte di te. Vederlo morire in un cassetto è raggelante, ti paralizza". Si è sentito come il generale Custer, dice, "che ha lottato fino alla fine, forse troppo", aggrappato a un’idea di cinema che sembrava non trovare più spazio.












