«Tanti anni fa nelle interviste avevo coniato una frase un po’ scema: voglio fare sempre lo stesso film, ma sempre più bello. A un certo punto mi sono detto: no, non voglio più fare più lo stesso film, ma questa volta anche grazie al lavoro di Valia Santella e Federica Pontremoli ho immaginato una una storia d’amore». Così Nanni Moretti nell’attesa conferenza stampa di «Succederà questa notte», primo dei cinque film italiani in concorso alla Mostra di Venezia, liberamente tratto da alcuni racconti della raccolta «Legami» di Eshkol Nevo (Gramma Feltrinelli), che segna il ritorno del regista al Lido dopo 37 anni. L’ultima presenza nella selezione veneziana era stata con «Palombella Rossa» nel 1989. E, accolto dagli applausi dei presenti, il regista si lascia andare a un momento di commozione.Con questo film sbarca a Venezia un Nanni Moretti romantico e per nulla ideologico, proprio nell’anno in cui alla Mostra passano film altamente politici e dedicati al racconto degli orrori del mondo, in testa Gaza e la Palestina.
I protagonisti di questa commedia romantica con spruzzate di morettismo doc sono Matteo (Louis Garrel) e Greta (Jasmine Trinca). Lui è un libraio, lei un’attrice e la loro storia si svolge nell’arco di molti anni. Matteo incontra Greta in abito da sposa per la prima volta a Roma. Lei sta andando a sposarsi, ma nonostante questo si ferma a giocare una partita con lui. Matteo ne resta folgorato. Passano gli anni. Matteo è a San Sebastián per un concerto di Bruce Springsteen e ritrova Greta, che in quel momento sta cercando la figlia scomparsa. Le loro strade s’incrociano nuovamente. Passa ancora del tempo e Matteo la incontra una terza volta, in un caffè romano: Greta è ancora con suo marito ed è assorbita dalla maternità; nel frattempo anche Matteo ha una nuova moglie. Una stuttura che sembra essere quella di un amore che continua a riapparire negli anni coi due protagonisti che s’incontrano sempre nel momento sbagliato.Sul rapporto con la Mostra di Venezia, Moretti ci tiene a sottolineare: «Ho letto sui giornali che io ce l’avrei avuta con questo festival, ma non è vero. Semplicemente in questi trent’anni i miei film non erano mai pronti d’estate per essere proposti qui, non c’è nessun altro motivo».Il sodalizio ultra ventennale con Jasmine Trinca? «Ventisette anni fa – dice il regista – alcuni assistenti andavano a Roma nelle scuole per fare piccole interviste a ragazze e ragazzi per “La stanza del figlio” e quando ho visto il suo provino ho capito subito che era una persona speciale. L’ho capito da come l’avevano inquadrata, Jasmine ha veramente una grande luminosità». Replica Trinca scherzando: «Finalmente so perché mi ha scelta, non l’avevo mai capito. Che dire di Nanni! È la persona a cui devo il fatto se sono qui oggi tra voi. Tornare a lavorare con lui è stato bello».Garrel, nel film una sorta di alter ego del regista, racconta: «Adoro Moretti, anche se mi ha fatto ripetere la scena in cui faccio un tiro al canestro centinaia di volte e ogni volta chiedendo alla regia di mostrare come lui era stato bravo nel farmela vedere. Ovviamente nella scena in scooter mi aspettavo poi che si usasse una vespa, ma scopro che era invece un motorino giapponese. E lui mi dice: l’ho fatto perché non amo le citazioni».Moretti ricorda infine cosa c’è di diverso rispetto agli anni di “Palombella Rossa”: «Dopo due anni ho aperto un mio cinema, il Sacher, e quello è un lavoro quotidiano. Come regista puoi mettere da parte il tuo lavoro per qualche giorno, anche per qualche mese, ma quello dell’esercente cinematografico è un lavoro quotidiano in cui proponi al tuo pubblico la storia più urgente per te in quel momento».










