In concorso, su venti film, cinque sono del nostro Paese. Più tredici in altre sezioni della Mostra
Forse bisognerebbe pensare a un cambio di nome: non più «Mostra internazionale d’arte cinematografica» ma Mostra italiana d’arte cinematografica. Un quarto di film di casa nostra in concorso (cinque su venti), più altri quattro in Orizzonti, più tre tra i titoli Fiction di Venezia Open, uno tra i Non Fiction (su Renzo Rosso: sicuri che non sia pubblicità mascherata?), altri tre in Film on Films più uno in Venezia Spotlight e uno in Biennale College. E parliamo solo dei lungometraggi. Capisco che dopo l’astinenza di Berlino e di Cannes (una coincidenza negativa che non si era mai verificata), il cinema made in Italy volesse tornare a mostrare i muscoli almeno sul Lido, ma siamo sicuri che ci sarò spazio per tutti? Che non finiranno per schiacciarsi i piedi l’un l’altro? Qualche dubbio viene. Così come sembra inutilmente monstre la sezione dedicata ai documentari: diciannove titoli con nomi che, sulla carta, potevamo stare anche in concorso (Barbara Kopple, Loznitsa, Gibney, Gitai). Il problema sarà trovare il tempo per vederli. Per il resto Hollywood e viciniori confermano la loro allergia ai festival: Digger di Iñárritu con Tom Cruise, il titolo più atteso dell’autunno segue la strada aperta l’anno scorso da Una battaglia dopo l’altra: evitare i festival e preparare il proprio lancio sul mercato senza dover chiedere permesso a nessuno. Al Lido vedremo le nuove regie di Werner Herzog e Kore-eda, Lee Chang-dong e Brisé, Tsukamoto e Zeller, Danny Boyle e Casey Affleck: nessun pregiudizio ma anche nessuna attesa spasmodica. Basta dire, come ha sottolineato il direttore Barbera presentando il programma di questa ottantatreesima edizione, che il cinema si offre «come uno straordinario strumento di conoscenza del reale»? Confesso di essere un po’ stanco dei registi che vogliono spiegarmi lo stato delle cose, vorrei dei film capaci di aiutarmi a vedere in un modo nuovo, che mi sorprendano e mi spiazzino. Ma forse non è più tempo per queste speranze…











