Viviamo in un’epoca decisionista in cui non si prendono decisioni vere. Sul piano dello sviluppo economico l’accumulo esponenziale della ricchezza è l’unico obiettivo chiaramente riconoscibile dei suoi principali promotori e la dimensione speculativa domina sui processi produttivi (non è un caso che in tanti si preoccupano della “bolla” che potrebbe scoppiare, ora o domani, dell’intelligenza artificiale). La determinazione a occupare sempre più spazio di potere dei grandi oligarchi dell’economia non ha nulla a che fare con una loro capacità di decisione. La volontà di agire in modo da espandere illimitatamente il proprio dominio sugli altri (la proprietà di beni materiali consumati senza essere davvero usati è un aspetto secondario, collaterale) è una motivazione caparbia, esistenziale a vivere in modo totalmente autoreferenziale che, comunque possa essere interpretata psicologicamente, può servirsi, a seconda delle circostanze, di decisioni contraddittorie e in ogni caso opportunistiche. La decisione è stata sostituita dalla prepotenza come modo di essere.
Il potere degli oligarchi ha ridotto in modo impressionante lo spazio della decisione politica. Fa grandi danni l’invasione della Polis da parte dei miliardari e il loro sfruttamento delle sue istituzioni per i propri fini. Colpisce, al tempo stesso, la soggezione psicologica e/o ideologica dei politici nei confronti dei ricchi. Sembra remota l’epoca in cui i politici godevano di una sufficiente indipendenza nei confronti della ricchezza che consentiva loro di decidere riforme in grado di redistribuire le risorse economiche e culturali e migliorare le condizioni materiali e la qualità di vita di tutti. A guardare il dibattito politico nel nostro paese è evidente la tendenza dei suoi attori (con le dovute, ma poco premiate, eccezioni) a arrampicarsi sugli specchi pur di evitare di prendere una reale posizione, configurando delle decisioni possibili, sulle principali questioni che ci riguardano: la redistribuzione dei redditi, i diritti delle donne e dei lavoratori, l’emergenza ambientale, il futuro dei giovani, la sanità pubblica.








