Gli economisti conoscono bene l’importanza rivestita dai fattori psicologici nelle dinamiche economiche; ciononostante, non di rado, prestano scarsa attenzione agli effetti di un clima sociale in cui i ricchi o sono assunti a modello o vengono stigmatizzati. Esiste un legame tra l’atteggiamento nei confronti dei ricchi e il successo economico di un paese? Un’indagine che ha messo a confronto dodici paesi ha rivelato un pattern interessante e piuttosto sorprendente.
Per i miei studi internazionali sugli atteggiamenti nei confronti dei ricchi, ho incaricato l’istituto di sondaggi Ipsos MORI di condurre indagini rappresentative in 13 paesi. Sulla base di queste indagini è stato calcolato, tra le altre cose, un «coefficiente di invidia sociale»: quest’ultimo misura quanto, in un determinato paese, sia diffuso il sentimento di risentimento e ostilità nei confronti dei ricchi. Un valore pari a 1 indica che il numero di persone con una marcata invidia sociale è approssimativamente uguale a quello delle persone che non ne manifestano alcuna. Più alto è il valore, più forte è l’invidia sociale nei confronti dei ricchi; più basso è il valore, più debole risulta tale invidia.
Escludo dal confronto che segue i risultati relativi alla Cina, per via delle difficoltà che le peculiari condizioni politiche di questo paese pongono allo svolgimento di sondaggi d’opinione. Tuttavia, non è inverosimile che il minore dinamismo economico della Cina negli ultimi anni sia collegato anche a un cambiamento negli atteggiamenti nei confronti della ricchezza, divenuti meno positivi rispetto agli anni 2010.








