Sul palco del Wired Next Fest Trentino, Guido Alfani mostra che dalla torsione della democrazia statunitense verso la plutocrazia alle più prosaiche scene delle nozze veneziane Bezos-Sanchez, i super ricchi ci hanno dato molto da pensare, anche di recente.Ammirati, invidiati, vituperati, chiamati a fare di più: ma c'è qualcosa di inedito o particolarmente anomalo nella concentrazione di ricchezza attuale, che pur ci scandalizza, rispetto al passato?Per Guido Alfani, saggista e professore di storia economica all'Università Bocconi, il profilo attuale non è certamente originale come conferma anche nel tomo “Come dèi fra gli uomini - Una storia dei ricchi in Occidente”, edito da Laterza, una disamina che, partendo dal Medioevo e arrivando ai giorni nostri, vuole aiutare il pubblico a capire l'origine delle disuguaglianze, indagando le leve per una correzione attraverso la redistribuzione.Pochi italianiSecondo Alfani, ospite del Wired Next Fest Trentino 2025, “in realtà possiamo dire che la situazione attuale l’abbiamo già vista e pure peggio. La tendenza è tornare al punto in cui eravamo. Da un punto di vista storico il problema è capire perché vediamo la disuguaglianza aumentare al netto di alcuni fenomeni, come la peste nera e le Guerre Mondiali. Quindi, i punti sono due, questa tendenza di fondo e cosa possiamo fare per contenerla, queste sono le grandi domande”.Dagli States agli Emirati, passando per la Cina, la grande ricchezza parla un idioma globale ma senza grossi accenti italiani. Il nostro Paese, che pure è stato precursore di un certo modo di essere ricchi e di influire sulla comunità mediante grandi risorse, oggi non è più terra di “dei”, ma non è detto che sia una cattiva notizia. Conferma l'accademico: “Abbiamo avuto un ruolo importante e siamo precursori di tante cose, come il ruolo dei ricchi in politica. Ma non siamo più il Paese della grande ricchezza, anche in senso positivo, perché riusciamo a distribuire la ricchezza creata in modo più ampio, abbiamo meno concentrazione. La piccola e meda impresa aiuta a ridistribuire rispetto a un modello Amazon”.Franco RussoIl ruolo dei super ricchi nelle democrazie, in particolare quando non si limitano a influenzare ma scendono in campo, ha trovato in Italia un esempio fulgido, con l'avvento in politica di Silvio Berlusconi, influenzato all'epoca dalle vicende di Ross Perot, l'imprenditore statunitense che si candidò da indipendente alla presidenza statunitense la prima volta nel '92. Non vinse ma diede l'esempio.La discesa in politica di Berlusconi fu emblematica del cambiamento di una certa opinione pubblica e l'accademico spiega perché: “Quando nel ‘94 scende in campo e vince le elezioni, dimostra come gli elettori fossero disposti ad accettare che un multimiliardario si candidasse. Negli ani ’60 nessuno, a sinistra e a destra, avrebbe accettato, qualcosa era cambiato”.Un ruolo che si perdeAncora oggi, il sospetto sui ricchi è un sentimento presente nella società, ha a che fare con il modo cui le fortune vengono accumulate ma anche con la riluttanza dei soggetti fortunati a contribuire al bene comune. Tuttavia, è bene non sopravvalutare la filantropia che pure i ricchi fanno, una versione più aggiornata di quel diritto a governare e a influenzare i processi, come dimostra il caso delle grandi famiglie del Medioevo italiano.Nell'età di mezzo, come spiegato da Alfani, i teologi in primis non vedevano di buon occhio i ricchi ma con il tempo si riuscì a trovare a questo cluster di persone un ruolo da svolgere, dall'aiuto alle comunità, anche attraverso la tassazione, al mecenatismo.Ma oggi questo modello sembra non tenere più: “Nel Medioevo c'è un tentativo di resistere all’avanzata della nuova ricchezza, i teologi vedono l'emersione dei ricchi borghesi come uno sviluppo corruttore della società, provano a fermare il processo ma a un certo punto gli trovano un ruolo da svolgere, come l'aiuto in tempo di crisi. Da quel momento in poi ogni volta che c’è stata una crisi si è chiesto ai ricchi di contribuire. Questo ruolo non è stato più svolto e oggi è un problema. Il ruolo era stato trovato per dargli posto chiaro, per tollerarli”.L'incapacità di assolvere a questo ruolo, complice anche una politica che non vuole infastidirli, non sembra un volano di cose positive: “Un possibile esito è quello che temevano i i teologi, instabilità sociale e violenza”, conclude Alfani.
Guido Alfani a Wired Next Fest 2025: “Troppi ricchi oggi? In passato abbiamo visto di peggio”
L'accademico autore del saggio "Come dèi fra gli uomini - Una storia dei ricchi in Occidente” spiega perché corsi e ricorsi confermano un fenomeno a cui dare è tempo di dare una risposta in ottica contenimento







