«Non sono mai stati così ricchi, ma contribuiscono poco agli oneri comuni in relazione alle loro capacità: da Bernard Arnault a Elon Musk, i miliardari hanno aliquote fiscali effettive più basse rispetto al contribuente medio».

È l’attacco dell’appello di 7 Premi Nobel per l’Economia, pubblicato da Le Monde, che promette di rilanciare il dibattito planetario sul tema dei temi, l’elefante nella stanza delle disuguaglianze, lo spettro che per decenni si è aggirato sulle leggi di bilancio dei grandi Paesi europei, per essere puntualmente scacciato in quanto antimoderno, paleorivoluzionario, controintuitivo perché «farebbe scappare i ricchi»: la tassa patrimoniale.

Invece 7 giganti del pensiero economico che hanno vivisezionato le crisi di questi decenni insistono sull’altro aspetto della faccenda: che gli ultraricchi paghino solo spiccioli è semplicemente insostenibile sul piano morale e pratico e trovare il modo di farli pagare di più non è un prurito gauchista ma un’esigenza di cui i primi a doversi fare carico dovrebbero essere i sacerdoti del rigore e delle compatibilità, sempre più impossibilitati a una quadratura dei conti che sia compatibile anzitutto con la realtà sociale.