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Ultimo aggiornamento: 16:55
Le patrimoniali? Idee della sinistra che “con la destra al governo non vedranno mai la luce”. Così Giorgia Meloni ha liquidato l’idea di una tassa sulla ricchezza, parlandone come se si trattasse di una reliquia ideologica. Ma, dalla Francia agli Stati Uniti e nei summit delle principali economie mondiali riunite nel G20, il dibattito fiscale si muove in direzione opposta: la tassazione dei grandi patrimoni è ormai considerata da economisti e istituzioni internazionali una leva di equità ed efficienza. Tutt’altro che un tabù.
Il punto di partenza è che, mentre le fortune si concentrano sempre di più nelle mani di pochi, molte analisi hanno dimostrato come i super ricchi versino (in proporzione) meno tasse rispetto al resto della popolazione. Tra il 1995 e il 2022, calcola l’Ocse, la quota di ricchezza detenuta dallo 0,001% più ricco nelle economie mondiali è più che raddoppiata, salendo al 6,9%. Ma il carico fiscale che sopportano è rimasto infinitesimale. L’EU Tax Observatory fondato dall’economista Gabriel Zucman ha stimato che i miliardari pagano ogni anno imposte pari in media allo 0,3% del loro patrimonio netto, mentre grazie ai loro investimenti intascano rendimenti netti superiori al 7%. Dagli Stati Uniti all’Italia, passando per Francia e Paesi Bassi, le aliquote effettive che gravano sui più abbienti sono molto inferiori rispetto a quelle applicate a un contribuente medio, compresi quelli che vivono del proprio stipendio: quando si arriva al vertice della piramide, insomma, i sistemi fiscali tendono a diventare regressivi. Un paper di Matteo Dalle Luche, Demetrio Guzzardi, Elisa Palagi, Andrea Roventini e Alessandro Santoro ha rivelato che in Italia il top 0,1%, empireo in cui si trova chi ha un patrimonio medio sopra i 15 milioni di euro, paga un’aliquota effettiva del 32%, sotto quella applicata ai redditi tra 28mila e 50mila euro. Per questo, secondo Zucman, è necessario riequilibrare il sistema facendo sì che chi ha di più contribuisca al bilancio pubblico versando almeno una quota minima della propria ricchezza.










