Viviamo in un tempo in cui l'invidia si annida in ogni sistema. Ogni struttura deve fare i conti con invidia, supponenza, arroganza. È un tempo terribile, come tutte le epoche di innovazione e decadenza. Le ideologie, mai sepolte, non sono un pensiero. Sono idee che il pensiero ha deriso, sconfitto, desacralizzato, perché vestite di supponenza. Il pensiero è ricerca, inquietudine, apertura, dubbio che si fa forma. È atto libero. L'ideologia è chiusura, certezza travestita da sistema, dogma senza fede che conserva solo la cattedra. Il pensiero interroga; l'ideologia risponde prima della domanda.
Le ideologie nascono dall'invidia, non dal bisogno di conoscenza. Il marxismo, matrice delle ideologie contemporanee, nasce dal narcisismo e dalla terribile invidia. Narcisismo di chi crede di aver decifrato la storia, profeta di una chiesa senza Dio. Invidia verso chi ha, chi è, chi possiede talento, bellezza, grazia, successo. È invidia di sostituirsi a Dio. Non abolisce Dio perché non ci crede, ma perché ne invidia il posto.
Miguel de Unamuno: "L'invidia è mille volte più terribile della fame, perché è fame spirituale". Unamuno ha capito tutto. La fame si sazia con un pane. L'invidia no. Non vuole il pane dell'altro: vuole che l'altro non l'abbia. Non vuole salire: vuole che l'altro cada. È il vuoto che odia la pienezza. Domina verso chi ha successo. Chi la vive non riesce ad essere come l'invidiato. L'invidioso non vuole diventare come l'invidiato. Sarebbe ammirazione, emulazione, areté greca. Vuole distruggerlo, perché la sua esistenza prova il suo fallimento. L'artista riuscito, il pensatore autentico sono scandalo per l'ideologo: dimostrano che non è il sistema a fare l'uomo, ma l'uomo a farsi. Kierkegaard: l'invidia è negazione demoniaca dell'ammirazione.







