L’abisso ideologico della contemporaneità, gratta gratta, consiste in un paradosso spazio-temporale. Quello per cui più si avanza nell’applicazione del Vangelo wokista dei Buoni, più si ripiomba indietro, in tempi dannati e feroci. Per la precisione, alla fine degli anni Trenta. Non è più una suggestione polemica, è una coincidenza linguistica, fattuale, iconografica. Soprattutto, quel che viene a coincidere è il nemico. Spoiler: ha sempre la stella di Davide.
La cronaca prima, ché i fatti, quando diventano parole e ancor più immagini virulente, raccontano da soli. È stata prorogata fino al 24 maggio l’esposizione “Mostri”, legata al festival della letteratura a fumetti Manuscripta e allestita presso il Palazzo Ducale di Martina Franca, provincia di Taranto. Significa che sta avendo successo, e non ne dubitiamo, perché pare ricalcata sui dogmi del luogocomunismo contemporaneo. A partire dal principale, quello che devi proferire sull’uscio della Repubblica delle Lettere per essere ammesso, anche nell’anticamera a fumetti: lo Stato d’Israele è genocida, il suo leader democratico è come Hitler. E non è un modo di dire: la mostra consiste in «14 ritratti inediti di autori vari, a figura intera, di criminali e dittatori della storia contemporanea». Nella galleria figurano: Adolf Hitler, Josif Stalin, Benito Mussolini, Pol Pot, Osama Bin Laden, Salvatore Riina. E... Benjamin Netanyahu.






