La forma più tipica dell’ideologia contemporanea è da tempo, diciamo pure dal 7 ottobre 2023, quel racconto furbetto, copia&incollato, a rischio zero e fatturato alto, che assicura la totale empatia con “l’ebreo” in quanto tale, l’ebreo disincarnato o al massimo ricordato a reti unificate una volta all’anno, salvo poi individuare la fonte di tutti i guasti, di tutte le devastazioni, di tutto il Male del mondo... Nello Stato degli ebrei. Per carità non chiamatelo antisemitismo, anzitutto perché vi aggrediscono mediaticamente e giudiziariamente, in secundis perché in effetti siamo fuori dai bordi dell’ideologia novecentesca, dura e dichiaratamente totalitaria.

Siamo in quel terreno obliquo, programmaticamente perbene, ormai perfino pop che chiamano, per coccolare le coscienze, “antisionismo”. Vuoi timbrare il cartellino per l’accesso alla società dello spettacolo, direttamente nel settore vip, vippastri & assortiti? Vuoi un rimbalzo assicurato nelle agenzie, con a ruota citazione del nuovo concerto, del nuovo libro, delle nuove, vecchissime, idee? La Storia che si sta svolgendo in diretta ti offre il bersaglio perfetto: quel piccolo Stato intento a combattere contro chi vuole cancellarlo dal mappamondo. La sintesi di questo racconto bozzettistico l’ha offerta Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, in un’intervista all’Ansa per il nuovo tour di primavera-estate: «Non sono contro gli ebrei, ma sono arrabbiato e l’ho detto a molti amici ebrei: non potete continuare a sostenere una nazione guidata da un criminale, fate qualcosa!». È tautologico, che Netanyahu sia un criminale, mentre non vengono neanche citati i “criminali” (sgozzatori di bambini, massacratori di civili e simili galantuomini nazi-islamici) che gli si contrappongono. Ma in un colloquio col Fatto Quotidiano, il cantautore è andato oltre, ha evocato il vero motivo per cui gli artisti sarebbero restii a «esporsi» contro le malefatte sioniste (tesi strampalata contraddetta quotidianamente, dal Premio Oscar giù giù fino alla schiatarrate di Ghali). E, stando al puro significato letterale delle parole, è un motivo che non sarebbe spiaciuto al dottor Goebbels: «Non capisco perché c’è tutta questa paura nei confronti di Netanyahu. Forse perché l’80% del music-business mondiale è degli ebrei? Non voglio fare nessuna polemica ma solo avviare una riflessione». Certo, un semplice aggiornamento del Protocollo dei Savi di Sion all’industria discografica.